Come migliorare l'efficienza energetica in 8 mosse

08-06-2017

Sostituire le finestre o isolare il tetto? Isolamento a cappotto o serra solare? Per capire quello che serve davvero alla nostra casa dobbiamo immaginarla come un essere vivente: respira, si scalda e si raffredda, spesso traspira e alcune volte si lascia penetrare dall’acqua con i suoi sali nitrati e nitriti (più nocivi), cede e si lesiona se sottoposta a forze impreviste e insomma, e se non viene correttamente seguita, invecchia e poi muore.

Per questo la nostra casa ha bisogno di avere dei controlli periodici sulla sua salute, analisi diagnostiche anche non invasive, interventi preventivi o risolutivi. Le leggi si adeguano ai tempi, il progresso ci viene incontro, ma come sempre bisogna saper dosare le informazioni, le normative, i concetti e i principi. Ecco alcuni consigli per affrontare la manutenzione con consapevolezza.

 

1. Non basta sostituire le finestre

Capita spesso che una volta effettuata la sostituzione degli infissi esterni, con modelli altamente performanti e qualificati, ci si trovi di fronte a imprevisti fenomeni di condensa o anche di muffa. Questo perché? La casa ha bisogno di ricambi continui di aria, sia per la sua salute che per la nostra. Ai tempi dei nostri nonni, le case “respiravano” con facilità. Una stanza con le vecchie finestre, anche se chiuse, mediamente effettuava un ricambio d’aria completo in 1-4 ore. Oggi con le finestre ben sigillate e munite di numerose guarnizioni, i tempi vanno da 15 a 36 ore. Quindi per assurdo, dopo aver speso cifre importanti per “fonoisolarci” con degli infissi ad alta tenuta, dobbiamo ricreare una ventilazione all’interno, con sistemi meccanici manuali o automatici.

2. Evitare ponti termici

Che cosa sono i ponti termici? In maniera elementare si potrebbero descrivere come quelle parti strutturali della casa che, per differenza di dimensioni, materiale o forma, risultino più freddi delle parti principali. Ovvero, profilati o estrusi di metallo, travi o pilastri in cemento armato, presenze puntuali di grosse pietre nelle vecchie murature, lastre di marmo o granito, ecc. Quando avviene la saturazione del vapore in una stanza, si crea una zona di condensa (punto di rugiada) proprio in corrispondenza delle parti più fredde. Per ridurre o eliminare questo fenomeno bisogna proteggere queste parti sensibili e isolarle, possibilmente sempre dall’esterno, per evitare condensazioni “interstiziali” pericolose.

 3. Isolare il tetto è sempre bene

 

Il caldo tende ad andare verso l’alto, quindi bisogna impedire che nel periodo invernale fuoriesca troppo in fretta. Mentre nel periodo estivo, ci si può “raffrescare” facilmente con dei camini di ventilazione, ottenendo un ottimo comfort termico. Pertanto il tetto va isolato con cognizione, evitando perdite di calore in inverno, ma consentendo comunque alla copertura di traspirare e, quando possibile, realizzare delle rapide e “concentrate” risalite di calore estivo, tramite opportuni accorgimenti meccanici, per avere piacevoli sensazioni di raffrescamento. Ottenendo pertanto così benessere senza dispendi di energia o aggravi economici (condizionatori a tutta birra).

 

4. Riscaldare con efficacia scegliendo il sistema più adeguato

Esistono ormai numerosi sistemi di riscaldamento. Molti sono innovativi, poiché di recente applicazione e perfezionamento, ma non tutti sono giusti o adeguati alla stessa maniera. Anzi, se la scelta non viene fatta con attenzione, si rischia di spendere molto, per ottenere dei miseri risultati.

Determinante è la realizzazione efficace dell’involucro edilizio, poiché maggiore sarà l’isolamento e minore sarà il fabbisogno necessario al riscaldamento e al raffrescamento. Pertanto è inutile scegliere impianti altamente performanti e innovativi, se non si interviene in ulteriori opere di risparmio energetico. Ogni impianto ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi, che sarebbe meglio conoscere prima di prendere una decisione (per approfondire leggi qui).

 

Gli impianti tradizionali, quelli con caldaia murale e radiatori, sono i più diffusi, specialmente se di tipo “autonomo”. Non sono da “buttare”, soprattutto se si fanno ulteriori interventi sostanziali per ridurre il consumo energetico dell’appartamento. Per risparmiare sarebbe già sufficiente cambiare la caldaia, se vetusta, con una più performante, e far aggiungere poi una “sonda” esterna, che dialogando con il cronotermostato interno (ormai obbligatorio da tempo), consentirà di ottenere i migliori risultati, relazionando la temperatura esterna con quella interna, oltre ad agevolare un probabile aumento di classe nell’APE (Attestato di Prestazione Energetica).

 

5. Isolamento delle pareti esterne, ovvero i “cappotti”

Questo argomento è molto complesso e porta a discussioni accese tra gli esperti, ognuno convinto del metodo più efficiente, più ecologico e più duraturo. Va da sé che comunque ottenere tutti i vantaggi senza rinunciare a qualche lato negativo, è pressoché impossibile, tranne nel caso in cui si vogliano utilizzare soluzioni complesse, difficili, da realizzare a perfetta regola d’arte e molto costose anche a causa dell’utilizzo di prodotti particolari. Il concetto base è, qualsiasi sia la scelta del pacchetto d’isolamento, che il cappotto vada applicato sempre all’esterno dell’involucro da isolare. Altrimenti si possono creare situazioni negative di condensa interstiziale, cioè la creazione di zone d’umido intrappolate tra due superfici verticali (quella vecchia e quella nuova), alle quali dobbiamo consentire quindi un sistema di areazione.

Le tipologie dei cappotti sono tante, la loro scelta però deve seguire alcune linee guida essenziali: fiducia incondizionata nel termo-tecnico che li dimensiona e ve li propone e nella ditta che li realizza, affinché abbia le garanzie sufficienti per poter intervenire negli anni, al presentarsi di eventuali difetti imprevisti (crepature sulle giunzioni, distacchi dei pannelli, infiltrazioni interne ed eventuali incocciature superficiali). La scelta del pacchetto isolante va fatta in funzione della latitudine, dell’esposizione ai venti e all’orientamento.

L’isolamento dovrà essere progettato anche per le superfici piane, ovvero gli intradossi dei solai. Infatti, se l’appartamento non è intermedio, o è un sottotetto, di solito la parte da proteggere e isolare nei solai è la superficie inferiore, quella esposta (aggetti, porticati, bow window, ecc.) oppure quella che separa da locali detti “freddi”, come cantine, box auto, magazzini non riscaldati. Un’ultima raccomandazione è rivolta alla scelta della ditta esecutrice poiché la mancanza di attenzione nella posa del cappotto con i giunti, gli agganci, le sigillature, ecc., porta nel tempo a una serie di problemi, causando costi elevati di intervento e risultati dannosi, fino all’inutilità dell’intervento iniziale.

 

6. Le tende oscuranti e i frangisole

Sembrano inezie, ma non vanno trascurati anche i sistemi di protezione dall’irraggiamento solare. Pur avendo un buon “sistema finestra”, soprattutto di grandi dimensioni ed esposto ai punti cardinali più caldi (Est, Sud, Ovest), nel periodo estivo, esso può essere la causa di importanti problemi di surriscaldamento. Per quanto sia efficace la parete vetrata (doppia, tripla, stop-sol, basso-emissivi, ecc.), una parte di calore passa sempre senza avere la possibilità di ritorno (poiché riflessa) e quindi le tende, utilizzate normalmente, trattengono questa porzione di calore al loro interno, che muovendosi con moti convettivi, lo diffondono nell’ambiente come lo farebbe un’ampia piastra termica. A tale proposito si consiglia intervenire dall’esterno, applicando dei pannelli frangisole sia orizzontali che verticali.

 

7. La corretta esposizione

Questo problema non sempre si può risolvere. Ovviamente se siamo in città, o vincolati con edifici storici o altro, l’esposizione dell’appartamento e quindi la chiusura o apertura di vani finestra, rimane fissa, non modificabile. Comunque teniamo presente alcuni principi salutari, come l’utilità di ridurre le dimensioni delle aperture esposte a Ovest. Dove il sole estivo permane per il maggior tempo nella giornata, creare invece a Sud pergolati o strutture che possano sostenere pannelli solari o fotovoltaici. È infatti risaputo che il sole, durante l’arco della giornata, andando da Est a Ovest, irraggia sempre provenendo da Sud. Evitare quindi di localizzare ambienti orientati ad Ovest che possano essere utilizzati maggiormente durante il pomeriggio fino al calare del sole (per es. il soggiorno o la cucina).

Se i muri sono di forte spessore, in pietra o altri materiali che possano assorbire il calore e rilasciarlo nel tempo (tale processo si chiama “inerzia termica”), ricordarsi che i vani adiacenti, durante la notte si surriscaldano, raffrescandosi la mattina. Al contrario gli spazi individuati ad Est, il pomeriggio sono più caldi, mentre la notte si raffrescano. A Nord, in zone a bassa latitudine, qualunque stanza mantiene la temperatura costante. Invece in zone più fredde, negli ambienti esposti a Nord si possono rilevare il maggior numero di ponti termici, sia esterni (muschi, licheni) che interni (condense e muffe).

 
8. Le serre solari. Servono? Quando?

Un ultimo accenno, seppur breve, va fatto alle serre solari. Esse non sono altro che strutture reticolari di ridotte dimensioni che sorreggono ampie superfici vetrate. In pratica sarebbero i cosiddetti giardini d’inverno, le famose verande o limonaie. Insomma tutti quegli involucri di simile fattura che possano essere addossati a pareti esterne esposte nell’arco Est-Sud-Ovest.

La funzione di tali strutture, se fatte con cognizione, dovrebbe essere quella di apportare calore in inverno e creare sensazioni di rinfrescamento nel periodo estivo agli ambienti adiacenti. Oltre a una specifica e accurata progettazione, le serre solari necessitano della possibilità di essere esposte correttamente (mai a Nord) e utilizzare quale diaframma di separazione pareti efficienti dal punto di vista di inerzia termica.

I vantaggi, per edifici vetusti, sono minimi rispetto al costo sostento per la loro realizzazione. Gli apporti temici infatti in tali casi sono molto ridotti se non inesistenti. Pertanto la loro progettazione e soprattutto l’adempimento ai requisiti imposti dai regolamenti edilizi risulta di difficile esecuzione.